Ecco cosa scrisse la Serao nel suo reportage intitolato Napoli e Sanremo pubblicato sul «Corriere di Napoli» l’8 marzo del 1888: «Penetrata dal dolcissimo azzurro del cielo, dall’intenso azzurro del mare, immersa nei suoi boschi bigiastri di ulivi, assopita al molle cullamento dei suoi giardini di palme, tutta profuma di fiori di arancio e di vaniglia, Sanremo ha fatto progressi di bellezza, di comodità, di lusso che la rendono superiore a tutte le stazioni invernali, a tutte le villes d’eaux d’Europa». E ancora: «Molti ammalati per cui non vi è più speranza di salvezza vengono qui a spegnersi silenziosamente in una stanza d’albergo, nel salotto di una villa, fra il mite fragore del mare, sotto le stelle rifulgenti di una notte di primavera». La notizia della morte del principe scriverà «Il Pensiero di Sanremo» reca «nell’animo dei cittadini una dolorosa impressione».
Nel giardino di villa Zirio, una targa di bronzo, opera (1898) dell’architetto berlinese Carl Bauer, ricorda il soggiorno del principe. Una malinconica iscrizione in versi, dettata dal poeta Ernst von Wilderbruck, dice «O tu che di Germania vieni, ferma il passo, qui è il luogo dove il tuo imperatore visse e soffrì. Odi come l’onda su l’onda al lido rompe lamentosa? È l’anima anelante della Germania che a lui pensa». Poco distante, lungo il sentiero che attraversa il parco, seminascosta da una pianta, una dolce Maternità in bronzo dello scultore Franco Bargiggia (1888-1966). In cima al parco, presso l’ingresso della villa, svettano due giganteschi esemplari di Ficus macrophylla, pianta di origine australiana caratterizzata dalle enormi radici «volanti», simili a rami.
Villa Zirio appartiene al Comune. È sede dell’Orchestra Sinfonica municipale.
Una curiosità: l’ascensore, in ferro battuto, molto elegante, come l’atrio che precede il vano scale, è uno dei primissimi costruiti dalla ditta Stigler-Otis.




