Chiesa di San Siro

Cattedrale di San Siro

La chiesa di San Siro a Sanremo è sorta sui resti di una piccola chiesa paleocristiana , di cui si è scoperta l’esistenza durante i lavori di rifacimento del campanile nel 1948, l’odierna chiesa romanica venne edificata nel XII secolo, si pensa ad opera dei Maestri Comancini. La struttura è un parallelogramma a tre navate, con un doppio ordine di colonne e archi a sesto acuto. Al tempo, per la realizzazione dell’opera, data la scarsità dl materiale disponibile, si utilizzò del calcare compattato estratto dalla cava di Verezzo, mentre per le coperture delle navate venne utilizzata dell’ardesia, sostenuta da imponenti travi di legno. Col trascorrere dei decenni, la chiesa cominciò a risentire degli influssi negativi del tempo e dei fenomeni atmosferici, fino a quando, a metà del ‘500, il tetto cominciò a destare serie preoccupazioni per la sua stabilità; l’intervento, in quell’occasione, fu limitato ad un semplice riattamento delle ardesie. Ben presto, però, con il sopraggiungere dell’epoca barocca, si diede il via a lavori di ben più ampia portata, con i quali al passato senso di austerità e semplicità si andò sostituendo il gusto per le cose vistose e appariscenti tipico della nuova epoca. L’aumento della popolazione e dei fedeli, inoltre, unitamente alle nuove regole liturgiche, portò alla decisione di ampliare il coro, che arretrò di circa dieci metri e fu ricostruito secondo i nuovi canoni barocchi: un lavoro che durò quasi 50 anni, dal 1619 al 1668.

Il successivo intervento sulla chiesa trovò giustificazione nel bombardamento inglese del 1745, in conseguenza del quale crollò una parte del tetto e la facciata di San Siro. La ricostruzione cambiò profondamente il volto della chiesa: intonaci e stucchi coprirono le pietre a vista, agli archi a sesto acuto si sostituirono quelli a tutto sesto, delle volte furono realizzate al di sotto delle travature di sostegno delle tre navate e, infine, vennero eliminate le otto finestre romaniche della navata centrale, al posto delle quali trovarono spazio aperture rettangolari. Per quel che riguarda la facciata, si operò sovrapponendo una struttura barocca a quella precedente, e lasciando tra le due un’intercapedine dove sarebbe stata poi sistemata la scaletta per raggiungere la nicchia dell’organo.

Un altro importante capitolo nella storia della chiesa fu scritto alla fine del XIX secolo, quando dei nuovi lavori di restauro presero il via, con un intento preciso, stabilito dal Sovraintendente ai lavori Alfredo D’Andrade :«[la facciata] merita si faccia ogni sacrificio per restituirla al suo splendido stato originario». All’inizio del nuovo secolo dunque, nel 1901, iniziò la prima tornata di lavori: si sistemarono i fianchi esterni della chiesa, venne demolita la sovrastruttura barocca per poter operare la ricostruzione della facciata originaria, cercando di recuperare quanto ancora rimaneva di quella antica. Ben presto però, nel 1902, a causa della morte dell’architetto D’Andrade e della mancanza di fondi, l’opera venne interrotta. Iniziò una serie di scontri tra quanti erano coinvolti nella realizzazione delle opere di restauro, che portò ad una sospensione a tempo indeterminato dei lavori, di cui, a farne le spese, erano perlopiù la chiesa stessa e i sanremesi.

Crocefisso

Nel 1926, però, per lo stato miserando in cui versavano i tetti delle navate, si dovette intervenire d’urgenza. Non fu facile ricostruire ciò che i deleteri adattamenti dell’epoca barocca avevano distrutto. Le difficoltà, inoltre, erano incrementate dai continui contrasti tra architetti e progettisti, divisi tra chi mirava ad una completa eliminazione dell’eredità del periodo barocco, e chi, al contrario, riteneva giusto mantenerne alcuni elementi. Per giungere finalmente alla fine dei lavori si dovette attendere fino al 1947 quando, sfruttando l’occasione della chiusura della chiesa ai riti per l’esecuzione dei lavori di sostituzione di una colonna lesionata che reggeva gran parte del peso del campanile, il prevosto monsignor Boccadoro affrontò con decisione il problema e diede il via al restauro delle absidi, ultima opera che mancava per ridare alla chiesa il suo antico splendore. Un restauro lungo e difficile, dunque, che durò in definitiva dal 1901 al 1948, e di cui si mantiene la memoria con una targa sulla parete in fondo alla chiesa, alla destra di chi entra. Ultimo intervento, in ordine cronologico, quello del 1974, quando si dovette intervenire per ricostruire interamente il tetto sovrastante l’abside centrale, oltre che per altri lavori secondari.

Per chi visita la chiesa oggi, gli spunti d’interesse non mancano di certo, forniti tanto dai resti delle prime costruzioni, quanto dagli innesti più recenti. Risalente al periodo della chiesa primitiva è il bassorilievo della porta laterale sinistra, perfetta espressione del sentimento delle immagini cristiane del periodo, ispirate a mitezza e amore. Sull’altro lato, il bassorilievo (probabilmente della prima metà dei Seicento) rappresenta la Vergine con il bambino in grembo: ai suoi lati Siro e Romolo, con mitra, pastorale e gli attributi del Drago, del Libro e della Spada. All’interno della chiesa, invece, particolarmente interessanti sono il crocefisso nero della navata destra, protettore della gente di mare e sostegno della comunità sanremasca nei periodi di calamità, il tabernacolo nell’altare del Santissimo Sacramento, pregevole opera del Rinascimento scolpita in bassorilievo su una lastra di marmo murata a 1,40 m dal pavimento, e la tavola del coro, opera del ’500 raffigurante San Siro, Pietro e Paolo alla sua sinistra e Giovanni Battista e Romolo a destra. E ancora da segnalare, tra gli elementi che assumono maggior rilevanza storica e artistica, il crocefisso dell’altare maggiore e la statua della Madonna del Rosario, entrambe opere del Maragliano, l’epigrafe ed il busto marmoreo di Giuseppe Moraldo e l’ambone, ricavato da un unico blocco di marmo proveniente dalla cave di Brescia e raffigurante episodi evangelici.

Il Campanile della Chiesa

Non ci sono informazioni certe sul primo campanile edificato, ma si ritiene che la prima struttura non dovesse superrare l’altezza della chiesa. Successivamente si provvide sistemare sulla costruzione una cuspide piramidale (una soluzione molto diffusa anche nel resto della Regione), e in seguito, probabilmente non più tardi del XV secolo, furono praticate delle aperture all’altezza della cella campanaria, costituite da trifore sui lati brevi e da quadrifore sui lati lunghi del campanile.

Campanile

In occasione della collocazione dell’orologio sul campanile, per assicurare maggiore stabilità al manufatto, il vuoto delle finestre fu riempito con calce e pietre e poi intonacato. Il campanile rimase immutato fino al 1753, quando, in seguito ad una disputa degenerata in uno scontro aperto tra Sanremo e Genova, il 7 luglio, su ordine del generale Pinelli, i genovesi calarono a terra il Campanone, simbolo della rivolta sanremese, e abbatterono il campanile fino alla camera dell’orologio. La ricostruzione cominciò immediatamente, anche se avvenne disordinatamente e con l’utilizzo di pietrame e materiale troppo pesante che, con l’andare del tempo, proprio a causa del carico eccessivo, avrebbe prodotto lesioni e cedimenti alle strutture sottostanti.

Le prime avvisaglie di serio pericolo per la stabilità si ebbero negli anni precedenti la seconda guerra mondiale. I sopralluoghi misero in luce un profondo stato di degradazione e sfaldamento della struttura, con un notevole pericolo di crollo, tanto che, il 7 febbraio 1940, il Podestà ordinò «di chiudere stabilmente ed immediatamente la chiesa in tutte le entrate, onde evitare che il pubblico possa accedervi». La situazione non poté che aggravarsi con il sopraggiungere del conflitto, dal quale il campanile uscì in condizioni ancora peggiori. Deleterio, in particolar modo, si rivelò il bombardamento dell’ottobre del 1944, che distrusse il montante sinistro del castello delle campane, causando lo squassamento dell’intera incastellatura ed un cedimento di oltre 5 cm. Dopo una messa insicurezza provvisoria, nel 1947 iniziarono, tra le immancabili dispute sullo stile da adottare, i lavori di ristrutturazione. Venne demolita la struttura, si sostituì una colonna portante lesionata con una in ghisa, e finalmente si cominciò a ricostruire il campanile in stile barocco. L’opera venne completata il 16 marzo del 1948, quando sulla cima del campanile venne posta la bandiera di Sanremo.

Anche per il campanile, una nuova tornata di restauri si rese necessaria nel 1975, quando venne ricolorato e vennero fatti interventi volti alla preservazione delle parti medievali ancora intatte.

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