Nel 1926, però, per lo stato miserando in cui versavano i tetti delle navate, si dovette intervenire d’urgenza. Non fu facile ricostruire ciò che i deleteri adattamenti dell’epoca barocca avevano distrutto. Le difficoltà, inoltre, erano incrementate dai continui contrasti tra architetti e progettisti, divisi tra chi mirava ad una completa eliminazione dell’eredità del periodo barocco, e chi, al contrario, riteneva giusto mantenerne alcuni elementi. Per giungere finalmente alla fine dei lavori si dovette attendere fino al 1947 quando, sfruttando l’occasione della chiusura della chiesa ai riti per l’esecuzione dei lavori di sostituzione di una colonna lesionata che reggeva gran parte del peso del campanile, il prevosto monsignor Boccadoro affrontò con decisione il problema e diede il via al restauro delle absidi, ultima opera che mancava per ridare alla chiesa il suo antico splendore. Un restauro lungo e difficile, dunque, che durò in definitiva dal 1901 al 1948, e di cui si mantiene la memoria con una targa sulla parete in fondo alla chiesa, alla destra di chi entra. Ultimo intervento, in ordine cronologico, quello del 1974, quando si dovette intervenire per ricostruire interamente il tetto sovrastante l’abside centrale, oltre che per altri lavori secondari.
Per chi visita la chiesa oggi, gli spunti d’interesse non mancano di certo, forniti tanto dai resti delle prime costruzioni, quanto dagli innesti più recenti. Risalente al periodo della chiesa primitiva è il bassorilievo della porta laterale sinistra, perfetta espressione del sentimento delle immagini cristiane del periodo, ispirate a mitezza e amore. Sull’altro lato, il bassorilievo (probabilmente della prima metà dei Seicento) rappresenta la Vergine con il bambino in grembo: ai suoi lati Siro e Romolo, con mitra, pastorale e gli attributi del Drago, del Libro e della Spada. All’interno della chiesa, invece, particolarmente interessanti sono il crocefisso nero della navata destra, protettore della gente di mare e sostegno della comunità sanremasca nei periodi di calamità, il tabernacolo nell’altare del Santissimo Sacramento, pregevole opera del Rinascimento scolpita in bassorilievo su una lastra di marmo murata a 1,40 m dal pavimento, e la tavola del coro, opera del ’500 raffigurante San Siro, Pietro e Paolo alla sua sinistra e Giovanni Battista e Romolo a destra. E ancora da segnalare, tra gli elementi che assumono maggior rilevanza storica e artistica, il crocefisso dell’altare maggiore e la statua della Madonna del Rosario, entrambe opere del Maragliano, l’epigrafe ed il busto marmoreo di Giuseppe Moraldo e l’ambone, ricavato da un unico blocco di marmo proveniente dalla cave di Brescia e raffigurante episodi evangelici.
Il Campanile della Chiesa
Non ci sono informazioni certe sul primo campanile edificato, ma si ritiene che la prima struttura non dovesse superare l’altezza della chiesa. Successivamente si provvide sistemare sulla costruzione una cuspide piramidale (una soluzione molto diffusa anche nel resto della Regione), e in seguito, probabilmente non più tardi del XV secolo, furono praticate delle aperture all’altezza della cella campanaria, costituite da trifore sui lati brevi e da quadrifore sui lati lunghi del campanile.
In occasione della collocazione dell’orologio sul campanile, per assicurare maggiore stabilità al manufatto, il vuoto delle finestre fu riempito con calce e pietre e poi intonacato. Il campanile rimase immutato fino al 1753, quando, in seguito ad una disputa degenerata in uno scontro aperto tra Sanremo e Genova, il 7 luglio, su ordine del generale Pinelli, i genovesi calarono a terra il Campanone, simbolo della rivolta sanremese, e abbatterono il campanile fino alla camera dell’orologio. La ricostruzione cominciò immediatamente, anche se avvenne disordinatamente e con l’utilizzo di pietrame e materiale troppo pesante che, con l’andare del tempo, proprio a causa del carico eccessivo, avrebbe prodotto lesioni e cedimenti alle strutture sottostanti.
Le prime avvisaglie di serio pericolo per la stabilità si ebbero negli anni precedenti la seconda guerra mondiale. I sopralluoghi misero in luce un profondo stato di degradazione e sfaldamento della struttura, con un notevole pericolo di crollo, tanto che, il 7 febbraio 1940, il Podestà ordinò «di chiudere stabilmente ed immediatamente la chiesa in tutte le entrate, onde evitare che il pubblico possa accedervi». La situazione non poté che aggravarsi con il sopraggiungere del conflitto, dal quale il campanile uscì in condizioni ancora peggiori. Deleterio, in particolar modo, si rivelò il bombardamento dell’ottobre del 1944, che distrusse il montante sinistro del castello delle campane, causando lo squassamento dell’intera incastellatura ed un cedimento di oltre 5 cm. Dopo una messa insicurezza provvisoria, nel 1947 iniziarono, tra le immancabili dispute sullo stile da adottare, i lavori di ristrutturazione. Venne demolita la struttura, si sostituì una colonna portante lesionata con una in ghisa, e finalmente si cominciò a ricostruire il campanile in stile barocco. L’opera venne completata il 16 marzo del 1948, quando sulla cima del campanile venne posta la bandiera di Sanremo.
Anche per il campanile, una nuova tornata di restauri si rese necessaria nel 1975, quando venne ricolorato e vennero fatti interventi volti alla preservazione delle parti medievali ancora intatte.




