Cinema Centrale

Il Cinema Centrale

Il cinema teatro Centrale è un complesso teatrale e cinematografico di Sanremo, comprendente due sale: l'omonima sala del Centrale e il piccolo cinema Tabarin. Il Cinema Centrale di Sanremo è sito nel centralissimo Corso Matteotti e si affaccia su Corso Mombello, a poche centinaia di metri dal grande Teatro Ariston. Insieme all'Ariston è il secondo ed ultimo multisala della città, e all'interno vengono organizzati ogni anno, accanto alle consuete rappresentazioni cinematografiche, diversi spettacoli teatrali e alcune esibizioni musicali dell'Orchestra Sinfonica di Sanremo.

La costruzione del Cinema Centrale prende avvio nel 1923, sulle spoglie del Cinematografo Marconi, costruito nella centralissima Via Vittorio Emanuele II (oggi Corso Matteotti), sullo stesso terreno sul quale erano stati realizzati anni prima l'Arena Sisto e il cinematografo Parisiana. Gran parte del merito dell'edificazione del nuovo complesso si deve all'imprenditore Aurelio Berardinelli, allora proprietario di un cinematografo a Salsomaggiore Terme. Il progettista, anch'egli salsese, è Guido Tirelli, mentre le opere in cemento armato vengono effettuate dall'impresa Ugo Jacazio di Genova ed i ferri battuti da Alessandro Mazzucotelli.

Il teatro viene aperto nel 1924. Appena due anni dopo viene insignito di Diploma, Gran Premio, Medaglia d'oro e Croce d'Onore al merito industriale alla Prima Esposizione Internazionale di Roma del 1926. Nel 1928 viene completato il prospetto esterno, progettato e realizzato dall'architetto Pietro Agosti, a cui segue nel 1929 l'inaugurazione della piccola sala del Tabarin. Nel 1933 il Cinema Centrale viene acquistato dai Vacchino, una famiglia di imprenditori che sin dagli albori del secolo si occuparono dello spettacolo teatrale e cinematografico nella nostra città - a partire da quando Carlo Vacchino rilevò nel 1908 il The American Cinematograph di Corso Matteotti e lo trasformò in una delle prime sale cinematografiche della città, il celebre – ormai non più esistente - Cinematografo Sanremese. La discendenza di Carlo e di suo figlio Aristide ha raccolto l'eredità degli avi, e tutt'oggi il Cinema Centrale e il Teatro Ariston sono di loro proprietà.

La sala del Centrale è a pianta di croce latina, con una vasta platea ed una galleria disposta a ferro di cavallo che si incastra nei bracci della croce. La struttura del teatro è a dir poco rivoluzionaria per l'epoca in cui fu realizzata. Il boom dell'industria cinematografica e della conseguente rappresentazione cinematografica per le masse verificatosi pochi anni prima aveva portato l'Italia a modificare le strutture interne dei teatri di tutto il Paese per adattare le sale alle esigenze tecniche di quella nuova forma di spettacolo per il popolo che si stava facendo avanti con passi da gigante. I risultati spesso erano disastrosi, e venivano operate delle manomissioni – quando non dei completi stravolgimenti - degli spazi originariamente studiati per il teatro. Con il Centrale avviene un incredibile processo inverso: l'architettura viene perfettamente rinnovata, in modo da coniugare le antiche esigenze spaziali e stilistiche della sala teatrale con quelle nuove del cinema ed il Centrale diventa uno dei primi esempi di liaison pienamente riuscita fra quelle due forme d'arte figurativa così lontane eppure tanto simili.

Anche dal punto di vista artistico questo teatro costituisce un caso più unico che raro. La guerra aveva sancito la fine definitiva della belle époque, ed anche Sanremo aveva ormai cessato da tempo di essere quella ville de saison frequentata per la maggior parte da nobili, aristocratici, diplomatici stranieri ed alta borghesia internazionale: il turismo si era fatto più diffuso e meno elitario, la speculazione edilizia avanzava, le sontuose ville di fin de siècle lasciavano il passo a lussuosi alberghi. Lo stile liberty, ormai obsoleto, era stato abbandonato e superato un po' in tutto il paese – il Teatro Centrale invece lo ripropone prepotentemente, quasi a far rivivere quei bei vecchi tempi, ormai andati, che erano diventati sinonimo di benessere e di serenità dopo l'orrore della guerra, con lo slancio del ricordo e della nostalgia.

Cinema Centrale Sanremo

L'intera sala del Centrale è decorata da un'artista di eccezionale talento, il fiorentino Galileo Chini (1873-1956). Pittore, muralista, decoratore, scenografo, ceramista, protagonista indiscusso del gusto liberty e Déco, Chini è una delle figure più importanti e personali nel panorama pittorico europeo di quel tempo.

Numerose sono le opere in Italia che portano il suo nome, fra le altre troviamo la cupola del Padiglione Centrale e della Sala Mestrovic della Biennale di Venezia, dipinti nel 1909 e nel 1914, il Palazzo Comunale di Montecatini nel 1918, le Terme Belzieri e il Grand Hotel di Salsomaggiore nel 1922 e negli anni seguenti, ed il grande artista lavorò anche all'estero dal 1911 al 1914, quando fu incaricato dal re del Siam di affrescare il salone del trono di Bangkok, il cosiddetto Phra-Ti-Nam.

E portano proprio la firma di Chini le straordinarie decorazioni che si trovano sul soffitto del teatro: un tempo, terminato lo spettacolo, la caratteristica cupola del Centrale, di oltre 14 metri di diametro, si apriva tramite una botola sulle teste degli spettatori, mostrando il cielo stellato agli astanti. Immaginatevi questo magico, quasi mistico “strappo nel cielo di carta” - riporta alla mente il buon Pirandello – accompagnato dalla raffigurazione di una Sanremo Trionfante circondata da Centauri e Ninfe che si inseguono in volo in un tripudio di luci, immagini solari e scene marine, e fra di esse e l'apertura circolare dispiegarsi ad anello il solenne motto: “Canto di Luce l'inesprimibil sogno in Verità tramuta”. Maurizia Migliorini, docente al DIRAS – Dipartimento di Italianistica, Romanistica, Arti e Spettacolo – dell'Università di Genova, riconosce in questa forma di “atto cerimoniale” di apertura della botola e in quell'aulica sentenza la “verità del cielo che si apre dopo la finzione (il sogno) cinematografico”.

La piccola sala del Tabarin viene inaugurata nel 1929 sotto il nome di Tabarin Florida, un locale notturno di modeste dimensioni adiacente alla grande sala del Centrale. Il prezioso palcoscenico, racchiuso dalle flessuose figure di due giovani cariatidi nude, unito alle pareti ed al soffitto riccamente decorati con al centro un Trionfo di Cupido, contribuiscono a creare una saletta davvero elegante e raffinata nelle sue modeste dimensioni, impreziosita sulla parete opposta al palcoscenico da un dipinto raffigurante La Primavera. Il tutto è opera dell'artista Paolo Rusconi.

Nel 1987, nell'ottica di un attento e preciso restauro di tutto il complesso del cinema-teatro Centrale, la saletta del Tabarin viene riportata all'antica dignità dopo esser stata, nei decenni precedenti, declassata a sala biliardi e persino a magazzino, e viene trasformata in una piccola sala cinematografica della capienza di 96 posti dove tutt'oggi vengono proposti al pubblico, fra gli altri, film d'essai e prodotti cinematografici di nicchia rispetto ai colossi dai grandi budget.

In occasione del restauro dell'87 anche la sala del Centrale viene sottoposta a ristrutturazione e riportata alle dimensioni originarie dopo l'ampliamento che ne era stato effettuato nel dopoguerra, e dallo spazio ricavato si realizza un moderno video-club, aperto ancora oggi, che offre una vastissima gamma di film da prendere a noleggio o acquistare in DVD. Gli spazi e le strutture di tutto il complesso vengono inoltre equipaggiate con le più recenti disposizioni di sicurezza e le più avanzate strumentazioni tecniche per stare al passo coi tempi.

Il Cinema Centrale

Indirizzo: Via Matteotti 107, Sanremo (IM)

Telefono: +39 0184597822

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