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Giuseppe Garibaldi

Giuseppe Garibaldi

Giuseppe Garibaldi (Nizza, 4 luglio 1807 – Isola di Caprera, 2 giugno 1882) è stato un generale e patriota italiano.

Egli nacque a Nizza, che allora faceva parte del Primo Impero Francese istituito da Napoleone, nel 1807, battezzato con il nome completo di Joseph Marie Garibaldi. Della sua infanzia si hanno poche notizie, ma gli scritti tramandano di gesti eroici e di alto valore morale sin dai primi anni di vita: si dice che il giovanissimo Giuseppe nella sua adolescenza abbia salvato ben 12 persone in procinto di annegare.

L'amore di Garibaldi per il mare e la navigazione fu una costante sin dalla sua infanzia e sebbene fu lo stesso padre Domenico, uomo di mare anch'egli, ad impartirgli le prime lezioni di arte nautica, questa vocazione fu sempre ostacolata la volontà dei genitori, che avrebbero desiderato avviarlo alla carriera di avvocato, di medico o di prete. Come asserito da Garibaldi stesso, egli era “più amico del divertimento che dello studio”, anche se per lui furono preziosi i primi insegnamenti del suo precettore padre Giaume e del “signor Arena”, dai quali imparò le basi di italiano, storia e geografia. Tuttavia nel 1821 Giuseppe convinse il padre a permettergli di intraprendere la vita marittima, e nel 1824 si imbarcò per la prima volta, sulla Costanza del capitano sanremese Angelo Pesante, con la quale si spinse fino ad Odessa e al Mar D'Azov. Nel novembre dello stesso anno e l'anno successivo intraprende altri due viaggi per mare, sulla tartana di proprietà del padre, la Santa Reparata. Queste prime traversate per mare come mozzo inaugurarono una lunga serie di viaggi per il giovane Garibaldi. Nel 1827 si imbarcò sulla Cortese per il Mar Nero e ne scese nel 1828, a Costantinopoli, dove, gravemente ammalato, rimase sino al 1831 guadagnandosi da vivere facendo l'istitutore ed insegnando italiano, francese e matematica.

Nel 1833 Garibaldi aveva all'attivo già 72 mesi di navigazione. Nel marzo dello stesso anno si imbarcò nuovamente per Costantinopoli con dei marinai francesi, il cui capo, Emile Barrault, seguace del filosofo Henri de Saint-Simon, istruì Garibaldi alle idee del sansimonismo, un movimento socialista francese, che colpirono molto il giovane Giuseppe. In una locanda a Costantinopoli inoltre un uomo detto Il credente (forse si tratta del mazziniano Giambattista Cuneo, di Oneglia) parlò a Garibaldi delle idee risorgimentali di Mazzini, e fu così che Giuseppe, scorgendo in quegli ideali una diretta conseguenza delle riflessioni di Saint-Simon, cominciò a prendere interesse per la lotta per l'Unità d'Italia, in cui vide un'occasione per la liberazione di tutti i popoli oppressi. A causa della sua attività di proselitismo degli ideali scomodi della Giovine Italia, e soprattutto di un tentativo fallito di insurrezione in Piemonte l'11 febbraio 1834, divenne ben presto ricercato dalla polizia in quanto nemico della Patria e dello Stato e condannato a morte in contumacia.

Continuò a girare per l'Italia sotto il falso nome di Joseph Pane e poi spacciandosi per un ventisettenne napoletano. L'8 settembre 1835 si imbarcò sul brigantino Nautonnier e partì da Marsiglia, allora devastata da una terribile epidemia di colera, verso il Brasile, dove aveva intenzione di propagandare gli ideali mazziniani.

Qui, dal 1835 al 1848, condusse la famigerata Guerra dei Farrapos, a fianco del ricco proprietario terriero Bento Gonçalves da Silva, di alcuni esuli italiani legati alla Giovine Italia (tra i quali Livio Zambeccari) e alla provincia di Rio Grande do Sul, che era in aperta rivolta contro l'Impero Brasiliano. Queste sue avventure d'oltreoceano valsero a Garibaldi il celeberrimo soprannome di Eroe dei due mondi. Nel 1842 Giuseppe sposa Ana Maria de Jesus Ribeiro, detta Anita, che aveva conosciuto nel 1839 nella città brasiliana di Laguna.

In America Latina è anche coinvolto nella sommossa dell'Uruguay contro l'Argentina ed il suo dittatore Juan Manuel de Rosas, e divenuto comandante in capo della Marina Uruguayana, consegue una strepitosa vittoria nella battaglia di Sant'Antonio, nel 1846.

La notizia della rivoluzione di Palermo lo spinge a tornare in Italia nel 1848, giusto pochi giorni dopo lo scoppio della Prima Guerra d'Indipendenza contro gli Austriaci. Incontra Carlo Alberto di Savoia e Giuseppe Mazzini e si arruola nelle forze di rivolta del governo provvisorio di Milano con la carica di generale. Nel 1849 partecipa ai combattimenti contro le truppe francesi e napoletane schierate con Pio IX, e costringe a fuggire il Papa, instaurando a Roma la Repubblica Romana. Pio IX chiede aiuto alla Francia, alla Spagna, all'Austria ed ai Borboni di Napoli, e dopo diverse vittorie ed altrettante sconfitte Roma cade il 2 luglio, e Garibaldi è costretto a ritirarsi coi suoi uomini nella Repubblica di San Marino. Durante la sua fuga, la sua compagna Anita muore il 4 agosto, presso Ravenna. Giuseppe Intraprende una serie di viaggi in Cina, in Australia, in Estremo Oriente e soprattutto negli Stati Uniti, dove per un breve periodo lavora nella fabbrica di candele di Antonio Meucci.

Nel 1855 compra una parte dei terreni di Caprera, sulla quale costruisce, partendo dalla casa di un pastore, un'intera fattoria. L'isola sarebbe poi in futuro diventata completamente di sua proprietà. Il 17 marzo 1859 vengono istituiti i Cacciatori delle Alpi, con i quali Garibaldi avvia il processo di liberazione della Lombardia nella Seconda Guerra d'Indipendenza. Combatte contro il Generale Urban, lo vince a Varese e a San Fermo, e il 13 giugno entra trionfalmente a Brescia.

Nel 1860 Garibaldi organizza una spedizione per conquistare il Regno delle Due Sicilie: la celeberrima Spedizione dei Mille.

Giuseppe Garibaldi e la Spedizione dei Mille

Parte da Quarto, presso Genova, la notte tra il 5 e il 6 maggio, e sbarca al porto di Marsala; nell'ottobre 1860, dopo esser risalito dalla Sicilia a Napoli conquistando innumerevoli città, incontra a Teano il re Vittorio Emanuele, che gli consegna il Regno delle due Sicilie; dopodiché il condottiero si ritira a Caprera rifiutando le ricompense per le sue imprese. Nel 1861 gli viene addirittura offerto il comando dell'esercito degli Stati Uniti ed una ricompensa di 40 mila dollari da Abraham Lincoln, che Giuseppe rifiuta per via della politica schiavistica americana.

Nel 1862 Garibaldi organizza una nuova spedizione per compiere la sua impresa massima: liberare Roma dal potere temporale cacciandone il Papa. A difesa della città c'è Napoleone III, alleato del Regno d'Italia, che fa arrestare Garibaldi, ferito nella famosa giornata dell'Aspromonte. Nel 1866 partecipa alla Terza Guerra d'Indipendenza nella campagna per forzare le difese austriache in Trentino e aprirsi la strada verso Trento. Indimenticabili sono le sue vittorie schiaccianti nelle battaglie di Monte Suello e di Bezzecca.

Nel 1867 Garibaldi organizza una terza spedizione contro il Papa, fallita anch'essa con la disfatta nella battaglia di Mentana contro i potenti chassepots (fucili a retrocarica) dei francesi.

Durante la Guerra Franco Prussiana nel biennio 1870-1871, Garibaldi si muove a sostegno della nuova Francia repubblicana nella battaglia di Digione, uscendone vincente contro i prussiani. Nel 1871 viene istituita, con la sua attiva collaborazione, la prima società italiana per la protezione degli animali, la Regia società torinese protettrice degli animali (l'attuale ENPA).

Durante gli ultimi anni della sua vita, nel 1880 ufficializza la sua unione con la piemontese Francesca Armosino, che fu sua compagna per quattordici anni, instaura nuove campagne politiche riguardo l'allargamento del diritto di voto e prende parte a varie riunioni della Società Nazionale Anticlericale, nell'ottica del suo mai sopito astio nei confronti della casta ecclesiastica vaticana. Una grave forma di artrite lo costringe su una sedia a rotelle e, auto-esiliatosi a Caprera, lì muore il 2 giugno 1882 per una paralisi alla faringe che gli impedisce di respirare.

La figura di Garibaldi diviene ben presto quella di un'eroe nazionale, figura di spicco nel quadro del Risorgimento Italiano e dell'unificazione dello stivale: le sue imprese e le sue numerose vittorie sono state e sono ancor oggi oggetto di attente analisi storiografiche, politiche e sociali molto approfondite.

Giuseppe Garibaldi e Sanremo

Gli aspetti che legano il nome di Giuseppe Garibaldi - una delle figure più celebri ed importanti della cultura e della storia dell'Italia – a Sanremo sono molteplici. Si può dire che il caso di questo nostro grande patriota e condottiero sia simile a quello di Italo Calvino: nonostante siano entrambi di nascita non matuziana ed abbiano viaggiato e dimorato nei più diversi paesi di tutto il Mondo, il loro attaccamento a Sanremo rimane sempre vivo nei loro ricordi, nei loro scritti, nelle loro opere, e lo spirito che li anima è quello di chi considera Sanremo, e non altre città, la propria autentica casa.

Non a caso il primo vero maestro di navigazione per Garibaldi fu il capitano Angelo Pesante (1799-1852) di Sanremo, al tempo uno dei più illustri capitani di mare del piccolo e medio cabotaggio della Riviera. Fu proprio il famigerato Capitan Pesante, rievocato spesso negli scritti di Giuseppe, ad imbarcare sul suo brigantino Costanza un non ancora diciassettenne Garibaldi facendogli provare così l'emozione di effettuare la sua prima vera traversata marittima, da Nizza fino al Mar Nero e al Mar D'Azov, dove si stava sviluppando una fiorente manifattura di paste alimentari. Nelle sue Memorie, cominciate a scrivere a Tangeri tra il 1849 e il 1850, egli così si esprime scrivendo del capitano: “E' il miglior capitano di mare ch'io abbia mai conosciuto... se la nostra marina da guerra prendesse l'incremento dovuto il Capitan Pesante dovrebbe comandare uno dei primi legni da guerra e certamente non ve ne sarebbero meglio comandati”.

Monumento Giuseppe Garibaldi

E non solo per merito di Angelo Pesante Sanremo è ancora oggi come in passato rinomata come città marinara. Garibaldi ne elogia l'intera comunità di navigatori e di pescatori, che furono per lui maestri di vita e di pensiero, oltre che di navigazione, in una lettera spedita al marchese Filippo Villani, da Caprera, datata 16 gennaio 1878, così esprimendosi: “Voi oggi abitate la città di tutte le mie simpatie. Cotesti valorosi marini di Sanremo furono i primi miei educatori”.

Ma fu l'evento dell'acquisizione della cittadinanza sanremese l'occasione che più di tutte sancì la fratellanza dell'Eroe dei due Mondi con la Città dei Fiori. L'evenienza fu tanto onorevole per il Generale quanto per il Comune di Sanremo. Si legge nell'atto ufficiale redatto il 6 aprile 1860: “Aperta la seduta, il Sindaco rimostra come questa popolazione e i suoi rappresentanti tuttora ritengano scolpiti nella loro mente que' fortunati istanti in cui si trattenne fra noi il prode generale Giuseppe Garibaldi, quando deposto il militare comando dell'Italia Centrale, e movendo poi a Nizza, pronunciava e dirigeva agli accorsi nostri cittadini parole calde di affetto e con pari effetto e trasporto da essi accolte e che rimarranno nel cuor nostro indelebili. Com'egli onorandoci del nome di fratelli annoverava i molti sanremesi coi quali dichiarava esser stretto co' vincoli della più sincera amicizia, e come per questo protestava di riguardare Sanremo qual seconda sua patria […] Il consiglio comunale […] ha per acclamazione conferita, come colla presente conferisce la cittadinanza sanremese allo Illustre Generale Giuseppe Garibaldi.” E tale fu la risposta di Garibaldi il 14 aprile dello stesso anno: “Io accetto con gratitudine il titolo onorevole che mi annovera tra i cittadini sanremesi dai quali io imparai, ben giovane ancora, a disprezzare i pericoli del mare”.

Se Angelo Pesante, che aiutò Garibaldi a fuggire dopo la condanna a morte nel 1834, fu uno dei più grandi amici del grande patriota, non da meno furono altri due sanremesi DOC: Antonio Massabò, che fu direttore del giornale democratico Il ligure popolare, e soprattutto Augusto Mombello, che, oltre ad aver partecipato come portaordini a fianco del generale nella famigerata Battaglia di Mentana, si adoperò nel 1904 a promuovere la realizzazione di un monumento in suo onore.

Questa gigantesca statua in bronzo, della straordinaria altezza di sette metri ( tre e oltre di piedistallo e tre di statua), che ancor oggi si può ammirare in cima alla Passeggiata dell'Imperatrice, fu commissionata nel 1905 da Mombello, sotto il consiglio del pittore Giacomo Grosso e di Pio Soli, a Leonardo Bistolfi, allora massimo esponente della scultura liberty in Italia e in Europa. Il monumento fu inaugurato il 26 aprile 1908 con un manifesto di Plinio Nomellini e con gli interventi del Sindaco Orazio Raimondo, succeduto nel 1906 a Mombello, di Bistolfi e di Angiolo Silvio Novaro (alla cerimonia avrebbe dovuto partecipare anche Giovanni Pascoli). La statua rappresenta un pensoso Garibaldi che si rivolge verso il mare, scrutando l'orizzonte, quasi a tendere lo sguardo verso le due sue mete più agognate, l'amata isola di Caprera e Roma. Alla base dell'opera sono incisi sei bassorilievi in bronzo, raffiguranti sensuali e nude figure femminili avvolte da bandiere che garriscono al vento, simbolo, secondo le parole dell'autore, delle “voci del mare clamanti l'Eroe”.

Nel 1908, per ricordare l'evento dell'edificazione della statua, fu scritto un libro dal titolo Sanremo a Garibaldi, il primo testo della storia della città a dedicarsi interamente all'analisi dei rapporti fra il grande generale e la Città dei Fiori.

In Piazza Bresca è oltretutto presente una lapide marmorea che commemora il ritorno del Generale dall'esilio, il 22 settembre 1848, accolto da una folla acclamante, il suo discorso ai cittadini ed il riabbraccio di Garibaldi con il suo amico Angelo Pesante, che lo accolse a braccia aperte nella sua casa che si affacciava sulla piazza. Sulla stele sono incise queste parole: “da questa casa Giuseppe Garibaldi nel dì 22 settembre 1848 confortò il popolo a non disperare nelle sorti d'Italia”.

A spingere Garibaldi in direzione di Sanremo, però, c'erano anche motivi di cuore. E' ormai più che noto il rapporto sentimentale che il generale ebbe con una gentildonna inglese, Caroline Giffard Phillipson (1832-1893). La donna, che fu anche donna di corte della Regina Vittoria, era attratta ed entusiasta della Causa Italiana perorata dalla Giovine Italia e voleva conoscerne personalmente gli Eroi, e dopo aver dimorato a Roma e Firenze si stabilì in tarda età a Sanremo e vi rimase fino alla morte. Incontrò Garibaldi il 9 aprile 1861 a Torino e chiese di poterle dedicare i suoi Canti Italiani. Dopo quell'incontro la Phillipson si innamorò di Garibaldi e mantenne con lui un fitto rapporto epistolare, che si protrasse fino alla morte dell'Eroe. “Cara e gentilissima donna io vi amo con tutto l'affetto di cui sono capace”, scriveva il Generale alla Phillipson in una lettera spedita da Caprera il 14 ottobre 1867.

All'interno del Museo Civico di Sanremo, nella cosiddetta Camera degli Stucchi, sono oggi presenti varie opere riguardanti l'Eroe (dipinti, rari documenti) nonché un discreto numero di cimeli appartenuti proprio alla collezione personale della Phillipson. Del corpus originario di 34 lettere che facevano parte del carteggio personale fra la nobildonna e Garibaldi, ben 10 sono patrimonio del Museo di Sanremo, in aggiunta ad una serie di oggetti di inestimabile valore correlati a Garibaldi, quali stampe, fotografie, ritratti; persino una ciocca di capelli, un anello, una tabacchiera ed un cappello.

Vari volumi della ricca biblioteca una volta appartenuta alla Phillipson sono anche ospitati nella Biblioteca Civica di Sanremo.

Nel 2007, in occasione del bicentenario della nascita di Garibaldi, Sanremo ha voluto dimostrare al grande patriota la devozione dei suoi cittadini nei suoi confronti e ricordare il particolare rapporto che lo legava a questa città. Il Comune di Sanremo ed il Museo Civico di Sanremo, con il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura, Biblioteche e Musei, ha promosso l'iniziativa Sanremo per Garibaldi, un marinaio ligure sulle rotte della libertà. La serie di studi, mostre, convegni, pubblicazioni che hanno circondato questo progetto hanno permesso per la prima volta di mettere in luce nel dettaglio l'importante legame che ha connesso l'eroe dei due Mondi alla Città dei Fiori, tramite l'esposizione di rarissime risorse iconografiche e documentarie in parte di proprietà anche di collezionisti privati e fortunati cittadini sanremesi.

A Sanremo è anche presente una via a lui dedicata, Corso Garibaldi, una delle strade più suggestive e celebri della Città dei Fiori.