Pinacoteca Rambaldi

La Pinacoteca Rambaldi

Uno dei maggiori aspetti di interesse culturale per la città di Sanremo è costituito dalla pinacoteca Rambaldi, che ospita una vastissima collezione pittorica e libraria di interesse internazionale.

L'ampia selezione di dipinti e di stampe della pinacoteca è stata acquistata dal consiglio comunale di Colla, oggi conosciuta con il nome di Coldirodi, nel 1865, dal sacerdote Paolo Stefano Rambaldi, assieme alla vasta gamma di documenti e di volumi che lo stesso padre volle dare, alla sua morte, in dono al suo paese natio. L'intenzione del comune, come si legge nell'originale atto di acquisto, era di “conservare nella terra che ebbe la fortuna di dare i natali al detto Rambaldi quante di lui più care memorie”. L'anno successivo alla morte del sacerdote, nel 1866, venne istituita la pinacoteca, la cui sede, secondo le volontà testamentarie di Rambaldi, non potrà mai travalicare i confini di Coldirodi.

Nel 1956, quando Coldirodi da comune autonomo divenne frazione di Sanremo, la selezione pittorica e libraria della pinacoteca divenne parte integrante del patrimonio culturale e museale della Città dei Fiori.

Dal 2006, anno che segna il bicentenario della fondazione della pinacoteca-biblioteca, la raccolta delle opere e dei documenti è ospitata negli estesi locali del Museo di Villa Luca, che un tempo furono sede degli uffici municipali di Coldirodi: un magnifico edificio, con sale affrescate dal pittore dell'Art Déco Giovanni Morscio, e circondato da giardini dai quali si può ammirare un incantevole panorama sulla baia di Sanremo ed Ospedaletti.

Padre Stefano Paolo Rambaldi

Il sacerdote Stefano Paolo Rambaldi (Colla di Rodi, 1803 – Firenze, 1865), a cui si deve questa splendida collezione d'opere d'arte, nacque a Coldirodi il 25 dicembre 1803 da Gioachino Rambaldi e Bianca Maria Cassini.

Padre Stefano Paolo Rambaldi

Trascorse gli anni della giovinezza, in qualità di religioso della Famiglia dei Preti della Missione, a Firenze, città d'arte per eccellenza, dove crebbe il suo interesse verso le arti figurative, e dove si fece coinvolgere dagli ideali risorgimentali grazie ai precetti di Antonio Rosmini (1797-1855), filosofo e sacerdote, che fu uno dei sui maestri di pensiero, e dal contatto epistolare che sviluppò con alcuni fra le personalità più importanti del Risorgimento italiano, quali Vincenzo Gioberti, il monsignor Pellegrino Farini, Alessandro Manzoni, Massimo Taparelli marchese d'Azeglio, Tullio Dandolo, Carlo Botta, Giovanni Ruffini, e non ultimo il grande scrittore Silvio Pellico.

Intrattenne inoltre rapporti con numerosi e prestigiosi circoli culturali, come l'Accademia Valdarnese, di cui fu membro della classe di Storia Morale e Religiosa, e la Società Promotrice di Belle Arti.

Ricoprì la carica di rettore del Seminario Maggior Arcivescovile di Piazza di Cestello a Firenze tra il 18 novembre 1841 e il 25 agosto 1849, quando l'occupazione austriaca del Granducato di Toscana costrinse l'arcivescovo Minucci a chiudere il seminario.

Nel frattempo la sua ricca collezione di dipinti e di libri si andava ampliando sempre più, e così pure i suoi debiti, tanto che già il 16 febbraio 1854, undici anni prima della sua morte, il sacerdote redasse il suo testamento disponendo di vendere, alla sua morte, la sua collezione pittorica per poi, col denaro guadagnato, pagare i creditori e salvare perlomeno la sua biblioteca.

Nel 1857 Rambaldi scrisse La visita dello Zio Luca, opera didascalica premiata nel 1859 dalla Commissione Centrale per la diffusione dei buoni libri. Nel 1860 acquistò un appartamento al terzo piano di Via Torta, dove dimorò fino alla sua morte, ed ottenne l'impiego di catechista presso il Regio Liceo Dante di Firenze, e dal 1863 poté godersi i frutti di una meritata pensione assegnatagli dal re Vittorio Emanuele. Si spense a Firenze il 5 aprile 1865.

Il fortunato acquirente della preziosa collezione di dipinti di Rambaldi fu, come s'è già detto, il consiglio comunale di Coldirodi, che riunitosi in assemblea straordinaria il 18 giugno 1865, accolse la mozione del sindaco di conservare quei dipinti nel paese natio del sacerdote.

Rambaldi, educatore oltre che sacerdote, credeva fermamente nella cultura come strumento di emancipazione, di liberazione dei popoli, e come mezzo per raggiungere l'autentica fede, quella “razionabile ed illuminata”, e non ottenuta “per istinto”. All'interno della pinacoteca si possono ammirare due ritratti di Rambaldi. Uno, datato 1850, è un dipinto di Dario Castellini, pittore originario di Carpi, in provincia di Modena, attivo nei decenni compresi fra il 1850 e il 1880, conosciuto dal sacerdote nel suo periodo di residenza a Firenze, dove Castellini era un già navigato ritrattista.

L'altro, realizzato dieci anni dopo, nel 1860, è opera di Antonio Ciseri (1821-1891), pittore svizzero-italiano, nato nel Canton Ticino e trasferitosi nel capoluogo toscano a soli dodici anni d'età, considerato tutt'oggi il miglior esponente della pittura religiosa del diciannovesimo secolo.

La Raccolta Pittorica

La raccolta pittorica della pinacoteca, composta da circa un centinaio di opere, riflette in maniera sostanziale la personalità, il senso estetico ed il pensiero del sacerdote.

Sono presenti ad esempio due stampe di argomento religioso, la Visione di San Filippo Neri, attribuita al pittore fiorentino Mario Balassi (1604-1667) e San Sebastiano soccorso dalle pie donne di Michele Rocca (ca. 1666-1751/1752), autore rococò di origine parmense, in cui si vede viva l'influenza del maestro Correggio.

Ma caratteristico del sacerdote è anche un gusto per l'arte in un certo qual modo di stampo laico e borghese, per cui nella sua collezione non è da trascurare la vasta gamma di dipinti estranei all'argomento sacro, dipinti raffiguranti paesaggi, nature morte e composizioni floreali secentesche, fra le quali spiccano i due Vasi di fiori di Giuseppe Recco (1634-1695), uno dei maggiori esponenti della natura morta napoletana. Fra le punte di diamante della pinacoteca vediamo figurare la Madonna con Bambino, l'opera più antica dell'intera collezione (datata dal 1480 circa) di Lorenzo di Credi (1459-1537), giovane allievo della bottega del grande Andrea del Verrocchio nella Firenze a cavallo fra il XV e il XVI secolo. Le linee incisive e precise, frutto degli insegnamenti dapprima del suo maestro Verrocchio e poi del suo stesso condiscepolo Leonardo da Vinci, si concretizzano nei dettagli del volto e nella sensazione di monumentalità plastica che danno le forme dei due personaggi ritratti.

Pitture Pinacoteca Rambaldi

Da ricordare è, inoltre, anche la Sacra Famiglia con San Giovannino e due Angeli, databile fra il 1512 e il 1516 ed attribuita al frate domenicano fiorentino Fra Bartolomeo, detto Baccio della Porta (1472-1517): una Sacra Famiglia a dir poco singolare se si considerano le dimensioni dell'opera (grande poco più di una miniatura) in mezzo alle altre opere di gigantesco formato dell'autore. L'ambiente bucolico nel quale si muove questo girotondo angelico , al quale la posizione ed il moto dei personaggi dona una forma tronco-piramidale, rimanda alle ambientazioni idilliche dei componimenti teocritei ed instilla allo spettatore una serena sensazione di tranquillità.

Notevole è anche la raccolta di opere di Salvator Rosa (1615-1673), il celebre pittore, incisore e poeta napoletano del Seicento, fra le quali degno di nota è sicuramente l'olio su tela Le tentazioni di Sant'Antonio (ca. 1645), nel quale l'autore mostra il Santo che viene distolto dalla meditazione dalla comparsa di spaventose figure demoniache e che cerca di difendersi levando in aria il braccio sinistro impugnando una croce. L'orrore del Male viene raffigurato in maniera esplicita, grafica, quasi espressionista da Salvator Rosa, soprattutto nelle fattezze sovradimensionate del mostro che si erge, in un paesaggio arido, desertico, roccioso ed inospitale, davanti ad Antonio: un'orripilante essere antropomorfo ed ermafrodita, dagli arti di ragno, la coda di topo e dal torso simil-umano, la cui bizzarria delle forme di sicuro fu fonte, quando non di imitazione, perlomeno di ispirazione per gli autori che portarono sulla tela negli anni successivi questo episodio dell'iconografia cristiana (Matthias Grünewald e Hyeronymus Bosch ai primi del '500 e Salvador Dalì nel 1946).

Il Rambaldi, dal canto suo, nutriva una grande ammirazione per Rosa. Fra i suoi libri favoriti figura infatti la prima monografia sull'autore, pubblicata nel 1834 dalla scrittrice irlandese Sidney Owenson, in arte Lady Morgan (1776-1856). Il carattere di Salvator Rosa, il suo piglio da pittore del dissenso, avventuroso, patriota e ribelle, anticipava di due secoli gli ideali di libertà romantici e, più in particolare, risorgimentali di cui il sacerdote era come si è detto convinto sostenitore. Di questo eclettico e poliedrico personaggio secentesco infatti figura anche, nella raccolta, un altro dipinto di notevole valore, La rupe, la cui natura raffigurata, fatta di rocce incombenti, alberi ricurvi, ombre ed elementi paesaggistici che puntano ad incutere un sano timore nello spettatore, sottolineando la piccolezza dell'uomo rispetto all'imponenza subdolamente maligna di Madre Natura, riflette in un certo qual modo il gusto estetico del sublime (si veda il paragone con il celeberrimo Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich, manifesto del “nuovo” stile estetico), quell' “orrore del bello” che si manifestava anche nel già citato Le tentazioni di Sant'Antonio.

Ultime ma non ultime, la pinacoteca ospita anche varie opere di Jacopo Vignali (1592-1664), pittore fiorentino autore della Santa Famiglia in faccende domestiche e Davide suona l'arpa dinanzi a Saul.

La raccolta rambaldiana non si orienta però solo su pittori secenteschi o rinascimentali: nella collezione figurano anche opere di Karoly Marko il Vecchio, pittore ungherese dell'Ottocento nato a Levoca, nell'attuale Slovacchia, nel 1791 e morto vicino Firenze nel 1860, autore di paesaggi bucolici di gusto classicheggiante, memori degli esempi dei grandi maestri del passato, ed opere di Anton Raphael Mengs (1728-1779), pittore tedesco fra i massimi esponenti del Neoclassicismo. Fra i suoi ritratti, che Mengs dipinse durante tutto l'arco della sua carriera, ricordiamo il Ritratto di Leopoldo I Granduca di Toscana, ospitato nella pinacoteca, il Ritratto di Papa Clemente XIII e il Ritratto di Onorato Caetani.

Fra le altre opere presenti in pinacoteca dobbiamo inoltre ricordare quelle di Aurelio Lomi, Carlo Dolci, Onorio Marinari, Giacinto Gimignani, Livio Mehus, Ciro Ferri e Francesco Gessi, oltre a varie copie da originali di Andrea del Sarto, Tiziano Vecellio, Paolo Veronese e persino il grande Rembrandt.

La Raccolta Letteraria

Annessa alla Pinacoteca i visitatori possono trovare anche la grande ed ugualmente fornita Biblioteca Rambaldi, che ospita una raccolta invidiabile di documenti e di volumi cartacei dati in dono alla città di Coldirodi da Padre Stefano Rambaldi poco prima di morire.

I numeri già di per sé danno la misura dell'importanza e del prestigio culturale che risiede a Sanremo non solo nella Biblioteca Civica ma anche nella Biblioteca Rambaldi di Coldirodi: più di 5000 documenti, dei quali 4826 derivati dal fondo originale, fra i quali figurano pergamene, manoscritti antichi (risalenti a prima del XV secolo) e moderni, lettere autografe, quattrocentine e cinquecentine stampate a caratteri mobili, sono parte della collezione libraria. Tra le opere più rare è interessante segnalare un'edizione, stampata a Venezia nel 1476 in soli otto esemplari, della Naturalis Historia, il trattato naturalistico scritto da Plinio Il Vecchio tra il 23 ed il 79 d.C.; un'edizione veneziana del 1470 delle Historiae Romanae Decades di Tito Livio, grandissimo storico romano vissuto tra il 59 a.C. e il 17 d.C.; una stampa del 1480 della Bibbia ad opera dello stampatore veneziano Renner, ed una copia quattrocentesca dell'incompiuta Nuova Cronica, cronaca storica in 11 libri scritta dal cronista trecentesco Giovanni Villani a partire dal 1322.

A questi si aggiunge anche un esiguo numero di volumi acquistati dopo la morte di Rambaldi, fra i quali alcuni documenti di proprietà del padre barnabita Giovanni Semeria (1867-1931), scrittore di libri religiosi e predicatore, anch'egli personalità legata al nome di Sanremo e più in particolare di Coldirodi.

Museo di Villa Luca - Pinacoteca Rambaldi

Indirizzo: Via Rambaldi 51, Coldirodi, frazione di Sanremo (IM)

Orario di apertura: giovedì e venerdì 9-13 sabato e domenica ore 9-13 / 14.30-17.30

Biglietto ingresso € 5,00

Tariffa ridotta € 3,00

valido anche per un ingresso al Museo Civico di Sanremo

(visite guidate solo su prenotazione per gruppi e scolaresche) € 3,00

Telefono: +39 0184670398

Sito Ufficiale: http://rambaldi.duemetri.com

Responsabile: Dott.ssa Loretta Marchi

Dirigente: Dott.ssa Rita Andena

Assessore alla Cultura : Dott.ssa Claudia Lolli

INFO SANREMO